Se la ex moglie non cerca lavoro, il marito è assolto dal mantenimento

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Il caso

Un marito era stato chiamato a rispondere del mancato pagamento dell’assegno divorzile nei confronti della moglie, che era disoccupata. La moglie sosteneva di non percepire l’assegno a causa della mancata corresponsione da parte del marito, mentre la difesa evidenziava la mancanza di iniziativa della donna nel cercare un’occupazione. La questione è stata portata davanti alla Corte di Cassazione per valutare la responsabilità del marito.

 

Il principio stabilito dal giudice

La Corte di Cassazione (VI Sezione Penale, sentenza n. 25562 del 16/06/2022) ha affermato: il marito può essere assolto dal reato di cui all’art. 570 co. 2 c.p. se la moglie non si è attivata per procurarsi un lavoro.

In particolare:

✔ la semplice disoccupazione della moglie non giustifica automaticamente l’assegno di divorzio;

✔ per la condanna del marito è necessario che la moglie dimostri di aver attivamente cercato un’occupazione;

✔ l’assenza di iniziativa della donna può portare all’assoluzione del marito.

Quindi, il principio chiave è che l’obbligo del mantenimento non è automatico, ma subordinato anche all’impegno del coniuge beneficiario a provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

 

Implicazioni operative

Quando il marito può essere assolto?
Se il coniuge beneficiario non dimostra di aver cercato attivamente un lavoro o di aver fatto il possibile per rendersi autosufficiente.

 

Quali elementi vanno valutati?

a) attività di ricerca di lavoro;

b) eventuali rifiuti ingiustificati di opportunità di impiego;

c) documentazione che dimostri la disponibilità a lavorare.

 


Un investigatore privato può raccogliere elementi utili a dimostrare l’assenza di iniziativa, come:

a) evidenze di mancata ricerca attiva di occupazione;

b) comportamenti incompatibili con la disponibilità a lavorare.

 

Cosa significa per chi legge

Questa sentenza ribadisce un concetto fondamentale: il diritto all’assegno divorzile non è automatico.
Anche la disoccupazione non basta: è necessario dimostrare la disponibilità del coniuge a provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

Per verificare se una situazione personale o familiare presenta profili rilevanti sotto il profilo probatorio, è possibile richiedere una consulenza preliminare riservata.

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